San Giorgio in Bosco: torna la minaccia di Acqua vera Spa
- Lorenzo Bonaccorsi
- 8 ago 2025
- Tempo di lettura: 2 min
A San Giorgio in Bosco si riapre una vicenda che tre anni fa aveva già sollevato forte preoccupazione tra cittadini, comitati e realtà locali. La società Acqua Vera Spa, in collaborazione con Sanpellegrino Spa, ha ripresentato un progetto che prevede l’urbanizzazione di un’area agricola fertile di circa 4 ettari (43.000 m²), posta accanto allo stabilimento lungo la SS47 Valsugana.
La proposta di ampliamento
Già nel 2022 l’azienda aveva tentato un’operazione simile, poi bloccata grazie alla mobilitazione popolare e all’azione del Consiglio comunale. Oggi, con lo stesso sindaco ma un consiglio comunale rinnovato dopo le ultime elezioni, il progetto torna in discussione.Il piano prevede un’espansione produttiva che porterebbe circa 35 nuovi posti di lavoro e 1,8 milioni di euro di oneri di urbanizzazione a favore del Comune. Tuttavia, questi benefici
immediati vanno confrontati con i costi a lungo termine per la collettività.
Suolo fertile e falda a rischio
L’area interessata non è solo terreno agricolo di pregio, ma anche un’area ricca di acqua: sotto i campi scorre una falda preziosa, una risorsa naturale che non può essere ridotta a merce di scambio. Secondo ISPRA, il valore economico della perdita di suolo fertile è stimato in circa 100.000 euro per ettaro all’anno, un costo che ricadrebbe interamente sulla collettività.
L’acqua come bene comune
Il nodo centrale resta la gestione della risorsa idrica. L’acqua, concessa alle aziende imbottigliatrici a un prezzo irrisorio (1,5 euro per metro cubo, ovvero poco più di 0,0015 euro al litro, meno di 0,15 centesimi), viene rivenduta in miliardi di bottiglie di plastica diffuse in tutto il mondo. Una pratica che solleva due gravi questioni:
lo squilibrio economico tra il guadagno privato e la concessione pubblica;
l’impatto ambientale legato alla produzione di plastica, al trasporto su camion, navi e aerei e alla diffusione delle microplastiche che contaminano mari, fiumi, terreni e persino il cibo che consumiamo.
Una battaglia che riguarda tutti
Questa vicenda non riguarda solo San Giorgio in Bosco, ma tocca l’intera Regione e il tema più ampio della sostenibilità. Cementificare nuovi suoli fertili e svendere una risorsa essenziale come l’acqua è oggi anacronistico e dannoso.
La richiesta è chiara: fermare questo progetto e aprire una riflessione seria sul valore reale del territorio e delle risorse naturali, a partire dall’acqua, bene comune che deve essere tutelato nell’interesse collettivo.





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