Ciao Stefano!
- Mattia Stella
- 10 nov 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Leggere la notizia della morte di Stefano Farronato è stato come ricevere un pugno nello stomaco.
L’ho conosciuto durante il mio lavoro da fisioterapista, in un periodo difficile della sua vita: era caduto da quasi dieci metri da un albero, durante il lavoro di tree-climber, e si era fratturato gravemente un polso. L’ho seguito a lungo nel percorso di riabilitazione: un tipo caparbio, che non mollava mai. E infatti ha recuperato perfettamente, tornando alle sue grandi imprese e al suo lavoro con la stessa determinazione di sempre.
Ricordo Stefano come una persona competente e seria, diretta e schietta — a volte così diretta da metterti quasi in difficoltà, ma sempre sincera. Non ti prendeva mai in giro: diceva quello che pensava, e lo faceva con onestà.
Era un grande esploratore, un avventuriero. Aveva bisogno di prendersi lunghe pause lavorative perché cercava spazi nuovi, ambienti difficili, territori inospitali, dove ritrovarsi.
Ricordo la Transalascana, la traversata dell’Alaska in bicicletta, che venne poi a raccontarci in una serata molto partecipata in sede FIAB, e le sue straordinarie avventure, le gare di corsa a -30 gradi in Mongolia, l’attraversata dell’Islanda con gli sci e le tante spedizioni Patagonia, Ecuador, Groenlandia, Svalbard, Pamir.
Provo una grande tristezza. Chi parte per spedizioni come quella sul Panbari, in Nepal occidentale, sa bene che esistono rischi enormi, anche con tutta l’esperienza del mondo. Ma questo non toglie nulla al dolore.
Ricorderò sempre Stefano con grande ammirazione: un uomo del nostro territorio, un amante degli alberi e della natura, un ottimo arboricoltore, una persona libera, curiosa, diretta e autentica.
Lo sento vicino, nel suo modo di vivere l’avventura, la vita e le relazioni.
Condoglianze ai familiari e a tutte le persone a lui vicine.
Condoglianze ai famigliari del suo compagno d’avventura.
La tempesta vi ha sorpreso, riposate in pace.





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